Il Sacro Monte di Varese e Romite Ambrosiane

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sacro monte

Il Sacro Monte di Varese con la Via del Rosario, realizzata nel XVII secolo è in assoluto il più importante percorso di fede mariana sito nel territorio dell’Insubria e dal 2003 è Patrimonio Mondiale dell’UNESCO.

Il borgo di Santa Maria del Monte (887 m.s.l.m.) sorge in cima ad un monte sacro di concezione medievale, consacrato secondo la leggenda o la tradizione da Sant’Ambrogio nell’anno 389 alla madre del figlio di Dio, che per primo celebrò l’Eucarestia sul monte, per ringraziare la Madonna per la vittoria sull’eresia ariana, in una piccola cappella dove oggi sorge il Santuario, la cui costruzione ebbe inizio nel 1605.

Nella “Fabbrica” del Sacro Monte è presente la testimonianza di molti artisti dell’epoca: Dionigi Bussola, che lavorò anche nel cantiere del Duomo di Milano e nei Sacri Monti di Orta e Varallo, il ticinese Francesco Silva che con Cristoforo Prestinari fecero le statue in creta delle Cappelle.

Tra i più importanti pittori che decorarono le pareti troviamo il milanese Antonio Busca, il comasco Paolo Ghianda, carlo Francesco Nuvolone, Pierfrancesco Mazzucchelli detto il Morazzon, Stefano Maria Legnani detto il Legnanino, Federico Bianchi da Varese ed Isidoro Bianchi da Campione.

Il Viale delle Cappelle

Prima d’intrapendere la salita lungo il percorso di Km. 2,200 di acciottolato, c’è la bellissima Chiese dedicata alla Madonna Immacolata (1604-1609), opera dell’architetto Bernasconi con sculture di Francesco Silva e pitture dei fratelli Lampugnani e che serviva per accogliere i pellegrini prima della salita.

All’ingresso del viale c’è un arco, la porta del Rosario, che introduce ai misteri gaudiosi con le statue della Madonna con Bambino, di San Domenico e di San Francesco. Accanto alla terza Cappella si può ammirare il bellissimo dipinto dI Renato Guttuso “La fuga in Egitto” , che gli venne commissionato nell’anno 1983 dall’Arciprete Pasquale Macchi, I misteri dolorosi vengono introdotti dall’arco di San Carlo con la sua statua ed accanto una fontana. Dopo la sesta cappella si incontra una grotta con le statue delle Beate Caterina e Giuliana, fondatrici del Monastero delle Romite Ambrosiane che sorge in cima al monte.
La statua di Sant’Ambrogio, accanto ad una fontana, simboleggia l’arco che conduce ai misteri gloriosi ed in cima all’ultimo tratto in salita, prima dell’irta scalinata di ciotoli che conduce al Santuario, troviamo la statua del Mosè risalente al 1831.Addossato alla prete sud della chiesa sorge monastero benedettino a forma quadrangolare.
In prossimità della chiesa, un viale di ulivi conduce  alla Grotta di Lourdes, meta di devoti e continui pellegrinaggi.

Il Santuario

La prima chiesa preromanica, consacrata alla Madonna, venne successivamente riedificata più  volte sulla stessa area. Nel 1196, in epoca romanica, dagli scultori Domenico e Lanfranco da Ligurno, nel 1472 su progetto dell’architetto Bartolomeo Gadio da Cremona e grazie

agli Sforza che si fecero carico dei costi, nel 1580 a cura dell’architetto Pellegrino Tibaldi, che ne curò l’ampliamento in ottemperanza ai decreti della visita pastorale di San Carlo. Il campanile venne realizzato nel 1589/99 dall’architetto Giuseppe Bernasconi, detto il Mancino.

Nel borgo del Sacro Monte di Varese sono presenti anche due esposizioni permanenti: il Museo Baroffio che raccoglie numerosi oggetti ed arredi antichi oltre all’eredità del barone Giuseppe Baroffio Dall’Aglio ed una sezione di arte religiosa contemporanea a tema prevalentemente mariano.

L’antica villa in cui visse Ludovico Pogliaghi, scultore e pittore che ha legato il suo nome alla porta bronzea centrale del Duomo di Milano ed alla porta di Santa Maria Maggiore a Roma, è ora sede del Museo Pogliaghi, che raccoglie testimonianze archeologiche, sculture del Giambologna, un modello in terracotta del Bernini, tele del Magnasco ed alcune importanti opere del Pogliaghi.

Il monastero delle romite ambrosiane

Già dal 1400, quando il Sacro Monte iniziò ad essere un luogo di culto alla Madonna molto frequentato, in alcune grotte nell’asperità della montagna alcune donne vivevano da eremite in solitudine. Caterina di Pallanza, sin da giovane fece il voto di consacrarsi a Dio e rispondendo all’invito del Signore,

che le indicò il Sacro Monte come luogo prescelto, decise di restare con le eremite che vi abitavano. A seguito di un’epidemia di peste tutte le eremite morirono, tranne Caterina, che fece ritorno a Pallanza ed una volta guarita, tornò all’eremo il 24 aprile 1452, dove visse sola per più di due anni, fino all’arrivo di Giuliana, una giovane di Busto-Verghera.

Le due eremite vissero per lunghi anni un’intensa vita di preghiera e penitenza accanto al Santuario, assistendo i pellegrini che giungevano al Sacro Monte.

Nel frattempo altre romite si unirono a Caterina e Giuliana e la piccola comunità ottenne di seguire la Regola di Sant’Agostino e le Costituzioni dell’Ordine di Sant’Ambrogio da Nemus, un’antica congragazione di monaci ambrosiani.

Il 10 novembre 1474 Papa Sisto IV diede l’autorizzazione per l’erezione del monastero ed il 10 agosto 1476 le eremite, con professione religiosa ufficiale, divennero monache.

Il monastero nei secoli subì l’influsso dei fatti storici e della mentalità dell’epoca. Dapprima le monache aprirono una scuola che in seguito divenne collegio e nel 1798 con la Repubblica Cisalpina si videro private di un riconoscimento ufficiale della loro esistenza come religiose, diventando quindi custodi laiche del luogo fino al 5 febbraio 1822, data in cui venne ripristinato il monastero grazie soprattutto alla tenacia della madre Marianna Florinda Staurenghi.

Il Concilio Vaticano II chese quindi di ricuperare la propria identità originale ed accogliendo questo invito le Romite chiusero il collegio nel 1969 ed iniziarono la rielaborazione delle costituzioni che ha condotto al recupero della primività identità contemplantiva e spiritualità ambrosiana, oltre ai valori che fondano la vita monastica.

Fin dall’erezione del Monastero le Romite seguono il rito ambrosiano e vivono con caratteristiche particolari il venerdì, il sabato e la domenica, che sono come un ripetersi del triduo pasquale lungo tutto l’anno.

Il Monastero è per le Romite come un paesino in cima alla montagna, aggrappato alla roccia, costruito nei secoli in modo pittoresco, sregolato, con scale, salite e discese dappertutto.Qui le circa trenta Romite coltivano gli orti rubati alla roccia con delle terrrazze, allevano qualche animale da stalla, si occupano della gestione del Monastero ed hanno anche un laboratorio per il restauro, giudato da monache esperte.

Da qualche anno annesso al Monastero c’è un centro di spiritualità per chi desidera vivere qualche ora o qualche giorno di preghiera, di silenzio e di meditazione accanto alle Romite, condividendo alcuni momenti liturgici della Chiesa, Ciascuno organizzerà autonomamente il proprio programma di permanenza, tenendo presente unicamente gli orari per la partecipazione alla liturgia monastica.

Non è fissata alcuna retta; nello spirito di condivisione fraterna le Romite chiedono che ciascuno lasci un’offerta secondo le proprie disponibilità, per permettere loro di continuare questo servizio.

Per prenotazioni di ospiti singoli o piccoli gruppi, rivolgersi al Monastero.
Tel./fax 0332-227678